Ave villici!
Stasera, con questo raccontino pilota, una specie di puntata zero, parte una nuova rubrica dedicata alle serie minori. Uno spazio che sono contento che trovi albergo in queste misere paginette, perchè troppo spesso (io per primo) concentriamo la nostra attenzione solo e soltanto sul massimo campionato, quando invece, piaccia o meno, le serie C e la serie B sono la vera frontiera, il vero selvaggio West di cui, almeno io, ho davvero poca contezza dopo 15 anni di abbandono e dei quali è giusto parlare.
La rubrica, rigorosamente a cadenza saltuaria, sarà tenuta dal primo collaboratore che ha risposto positivamente al nostro appello di collaborazione. Molle e vile, l'autore preferisce celarsi dietro l'anonimato, trincerandosi dietro il pomposo nickname di "Jeremy Brown".
La scelta di aprire il blog a contenuti esterni, scevri dalla boria del sottoscritto, servirà a dare al sito un respiro ben più ampio dei miei strampalati discorsi settimanali, basati solo sul livore e poco più. A detta dell'Ufficio Marketing, infine, questa aggiunta servirà anche a infrangere il fatidico muro dei 20 lettori (certocerto), anime perse che nulla di meglio hanno da fare che leggere queste paginette.
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Salve sodali,
“ Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto…”
Allo scrivente sarebbe ben piaciuto poter utilizzare un incipit come questo, che evoca un mondo cavalleresco ridondante di eroismi e gesta, ma ahimè ci approcciamo a parlare di altro; tuttavia non mancheranno gli eroi che però nulla avranno a che spartire con personaggi dalla caratura del prode Orlando o del valoroso Rinaldo, ma cribbio se anche loro non sono, a loro modo, fulgidi esempi di abnegazione e costanza.
Non vestono neanche scintillanti armature, ma uniformi di gioco; uniformi che in molti casi hanno visto campi di battaglia (ecco, vista la situazione di molti impianti, questo è un paragone calzante, dato che ricordano più Beirut dopo un bombardamento alla ricerca di Hezbollah piuttosto che lo Yankee Stadium) e di quelle battaglie portano i postumi, specie nei pantaloni. Sì, è proprio dai pantaloni che si mostra la sofferenza dei suddetti eroi, dai loro rammendi e dalla diversità di tono di colore, figlia di troppi lavaggi. Le casacche più spesso si salvano poiché, magari, è capitato uno sponsor più generoso di altri che ha permesso di rinnovarle e poi, non da ultimo, non sono parte di quello che è il corredo personale dei giocatori comprendente anche scarpe adatte quanto quelle utilizzate dai nostri militi nella campagna di Russia e spesso malmesse.
Poi oh, intendiamoci, essere un “eroe” delle leghe minori italiane non comporta automaticamente essere un poveraccio, quindi capita di vedere rampolli della società bene che vestono all’ultimo grido e sfoggiano un set di protezioni in battuta con cui si potrebbe affrontare il Ballrog, figuriamoci se non sono adatte alle folli velocità dei lanciatori in quelle che sono le leghe alla base della piramide dell’italica pallabase. Col tempo, tuttavia, anch’essi verranno fagocitati dal sistema e capiranno che servirebbe continuare a buttare denaro, più di quello che gli avidi nani potevano estrarre dalle miniere di Moira di tolkeniana memoria, per mantenere il loro livello di “swag” e che è inutile essere “chill” per delle foto che nessuno gli farà mai e, anche fosse, andranno a morire su qualche pagina Facebook o siti misconosciuti ai più e frequentati fondamentalmente da amici e parenti. Insomma, per dirla semplice, mano a mano che passano gli anni ed il numero dei Natali aumenta si capisce che, sticazzi, il panettone si gusta anche con un pigiama di flanella e del giudizio di zii e parenti ce ne possiamo altamente sbattere gli ammennicoli.
Detto questo chi potrebbe assurgere al ruolo di “eroe” per un richiamo letterario, così possiamo anche fingere di essere colti, a suddetta ambientazione?
Potrebbe venire in mente il Jean Valjean di cui parla Hugo ne “i Miserabili”, ma nemmeno lui va bene… Non è che io voglia fare lo "sceglino", ma si tratta comunque di una storia di redenzione in cui si assiste a rinascite e rivalse e nel mondo di cui parleremo in futuro (ovvero le leghe minori italiane, se non si fosse ancora ben capito), rinascite e rivalse sono rare quanto un cinese biondo alla nascita. Certo, con una buona dose di acqua ossigenata, il valoroso cinese di turno potrebbe risolvere e sfoggiare una chioma dorata, ma la ricrescita starebbe lì, implacabile, a ricordargli da dove è venuto e dove, con molta probabilità, finirà appena il fisico comincia a cedere. Nonostante quello la voglia di stare sul diamante sarà più forte della panza messa a dura prova dalla birra con cui, sovente, si brinda alla tavola degli Dei.
Ecco, eureka, Enea è l’eroe in cui identificarsi; un eroe valoroso, imparentato con una Dea, con una bella moglie e un figlio amato…ma Troia brucia malgrado il suo valore e lui si ritrova fuggitivo e malmesso (con un padre sul groppone) a cercare fortuna su altri lidi; lo sostiene solo il suo eroismo e la speranza, valori comuni a tutti gli eroi che calcano i campi delle leghe minori e che resistono malgrado tutto e malgrado tutti, coscienti che anche loro stanno dando il massimo e se tutto va a puttane…beh non è assolutamente colpa loro.
P.S nessun animale e nessun cinese sono stati oggetto di maltrattamento per la stesura di questo testo.
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