Recensione "Power Ball: anatomy of a modern baseball game"

Torna la rutilante rubrica delle Sacre Scritture

 Ave villici!

Per la seconda puntata delle Sacre Scritture stasera abbiamo “PowerBall: Anatomy of a Modern Baseball Game”, libro di qualche anno fa scritto da Rob Neyer, Neyer è stato uno dei primissimi a introdurre analisi sabermetriche su ESPN, quando ancora non è che fossero particolarmente di moda o apprezzate.

E’ un libro che personalmente ho amato molto, che offre la possibilità di riflettere su come il baseball sia cambiato drasticamente negli ultimi anni. Considerando che il libro è del 2018 corre già il rischio di essere forse anche "superato" in alcuni passaggi (sembra incredibile ma probabilmente è così), ma la ritengo ugualmente una lettura preziosa per capire più a fondo il nostro amato gioco.

La struttura del libro ricalca quella di due grandi classici della letteratura baseballistica (“A day in the bleachers” e “Nine innings”), ovvero prende in esame una singola partita di regular season, di fatto ininfluente, tra Oakland ed Astros, accompagnando il lettore per tutto lo svolgersi della gara, prendendo spunto da ogni singola azione per osservare a tutto tondo il mutamento che ha subito il gioco nel corso degli anni sotto molteplici aspetti. Diciamo che il focus maggiore è sulla rivoluzione avviata dalla famosa “operazione Moneyball” e dall’introduzione di Statcast, le nuove metodologie di scouting e valutazione e tutto il resto, ma limitare solo a questo spaccato sarebbe riduttivo, visto che il libro scandaglia il gioco veramente sotto un sacco di sfaccettature.

L’autore infatti si sofferma molto su come questa rivoluzione basata su una diversa e più approfondita analisi di dati e statistiche abbia mutato lo spirito del gioco, dando via ad una rivoluzione epocale, che ha portato il baseball di fine anni ‘10 ad essere quasi uno sport “altro” rispetto al baseball classicamente inteso nei passati decenni. Non mancano altri piacevoli momenti di lettura inerenti aspetti umani o tattici propriamente detti (solo per citarne due: la carriera e la scalata “sottotraccia” nelle minors di Altuve, il Williams Shift che nasce in realtà nel 1877 e non negli anni ‘40 e tanto altro), ovviamente.


Probabilmente è una lettura abbastanza “tecnica”, ma nulla di troppo drastico, essendo comunque destinata ad un pubblico generalista (se così si può dire) proprio per le tematiche trattate, ma il coinvolgente tono narrativo tenuto da Neyer permette una lettura agevole anche a chi non è troppo addentro al nostro strambo gioco, mentre per un neofita è ovviamente sanscrito.

Un libro a mio avviso davvero imprescindibile, vincitore del Premio CASEY per il miglior libro di baseball del 2018, una lettura mai pesante e che permette, una volta di più, di godere di questa piccola magia che è il baseball. Se non lo avete letto e parlate inglese almeno al livello di Toro Seduto accattatevillo, difficilmente resterete delusi.

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