Recensione "The only rule is it has to work"

Si avvia l'Angolo delle Sacre Scritture

Ave villici!

 

Non tutto deve scadere nel truce quando si parla di baseball, ci sono anche belle cose di cui parlare. Mi piacerebbe che ci fossero più spaccati tricolori da raccontare, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non si esce dal grottesco e dalla farsa. Per fortuna siamo solo la periferia dell'Impero, per quanto ce la si possa sentire, siamo il Terzo Mondo della nostra disciplina.

 

Stavo buttando giù gli appunti di questa settimana e mi sono detto "Ma perchè continuare ad infognarsi in questa roba?" e quindi mi è sembrato giusto riproporvi una recensione che sulle misere pagine di SdP avevo pubblicato già nel 2019, quando ero ancora sano di mente e mi tenevo ben alla larga dal basegoal italiano, a costo di infognarmi anche nel raccapricciante mondo delle Leghe Indipendenti USA.

 

l libro "The only rule is it has to work" è scritto da due giovani giornalisti, Ben Lindbergh e Sam Miller,  che volendo potrebbero essere definiti due nerd malati di baseball. Scrivono su prestigiose riviste (non solo sportive) e gestiscono una "seguitissima" trasmissione radio sul baseball. Questo libro narra della stagione 2015 dei Sonoma Stompers, quando ai due viene data carta bianca dalla proprietà per gestire la formazione secondo i principi della sabermetrica, senza nessun altro vincolo di quello indicato dal titolo: deve funzionare, tutto il resto non conta.

 

I due accettano senza farselo chiedere due volte, di fatto hanno un'occasione unica di poter passare dal fantasy baseball alla gestione reale di una formazione che, per quanto scalcinata rispetto alla Major League, è pur sempre professionistica. Quindi si tratta di far firmare veri contratti a giocatori in base a statistiche e dati che altre società non hanno preso in considerazione ma, allo stesso tempo, riuscire a far quadrare il bilancio ed il monte ingaggi e possibilmente vincere, vero faro di qualsiasi società delle leghe indy, che non devono sviluppare giovani talenti firmati per migliaia o milioni di dollari, ma solamente andare avanti almeno per un'altra stagione.

 

Il libro, scritto in un continuo alternarsi tra la voce narrante di Lindbergh e in seguito quella di Miller, fonde sia le problematiche gestionali che quelle tecniche. Si scopre così un mondo ai più sconosciuto, ovvero quelle delle Leghe Indipendenti del Baseball USA, dove i giocatori guadagnano poco più di 500-1000 dollari al mese, sono ospitati dagli abitanti di Sonoma (in cambio di ingressi gratuiti allo Stadio), le palle battute fuori dal diamante di gioco -se riportate alla dirigenza- danno diritto ad un hot-dog gratuito o ad uno sconto sul prezzo di ingresso per una partita successiva. Partite alle quali assistono a volte 35 spettatori, dei quali magari 12 sono osservatori delle serie superiori. Un mondo lontanissimo dai contratti milionari della MLB, dove può capitare di disputare un'amichevole contro i detenuti del carcere della Contea con cecchini appostati sulle panchine o di essere ceduti ad un'altra formazione in cambio di una cena per tutti gli altri giocatori. O che uno dei propri giocatori diventi il primo giocatore di baseball professionistico a dichiararsi pubblicamente gay, con tutta l'attenzione mediatica del caso.

 

L'esperimento dal punto di vista tecnico lascia pienamente campo libero ai due nerd, che si sbizzarriscono in scelte rivoluzionarie, come shift a 5 interni e 2 esterni, catcher mancini per poter tirare in seconda base in 0.1 secondi in meno, closer messo sul monte al 6° inning e via dicendo. La nuova strategia, all'inizio ostacolata dal Manager in carica, sembra pagare, con la prima fase che si chiude con un ottimo record di 26 partite vinte contro 11 sconfitte. Nella pausa tra girone di andata e girone di ritorno i due si spingono ancora più a fondo nel delirio psicopatico di dati, numeri e statistiche, licenziano il Manager e mettono al suo posto uno dei coach che più si è mostrato a suo agio col nuovo corso, si ingaggia il celebre Josè Canseco e un sacco di altre cose. 

 

Come andrà a finire la stagione non ve lo dico: ma si parla di un walkoff all'11° inning dell'ultima partita di finale.

 

Il libro è sicuramente da leggere. Si legge benissimo, mai pesante ed il livello di Inglese sufficiente a leggere le pagine della storia dei Sonoma Stompers è da 6 alle Scuole Superiori. Molto ironico, offre anche uno spaccato su un mondo borderline dove i Manager ed i tecnici sono sempre nel timore che i giocatori non ricevano un'offerta di lavoro che li priverebbe di una pedina magari fondamentale del loro scacchiere. E' un libro che permette di farsi un'idea più centrata anche su un'America più vera, meno idealizzata dagli stereotipi e che magari si mostra ostile al cambiamento -almeno nel baseball- quasi quanto la nostra amata penisola alla deriva nel Mediterraneo. 

 

Insomma, se il New York Times lo ha inserito tra i best seller del 2016 un perchè c'è. Probabilmente è uno dei migliori libri di baseball usciti negli ultimi 10 anni ed è imposibile non suggerirne la lettura.

Tutto il resto è basegoal.

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